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Esperienza missionaria: anche un viaggio senza di sé

  • Immagine del redattore: asspellicano
    asspellicano
  • 4 ore fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Durante il viaggio, mentre l’adrenalina cresceva, ho iniziato a domandarmi se fosse stata la scelta giusta, se fossi davvero convinta. Ma l’ansia di non sapere cosa avrei dovuto affrontare mi sovrastava non facendomi pensare lucidamente. Quando sono arrivata mi sentivo estranea da tutto ciò che mi circondava, non mi sentivo a casa. Essere lontana da casa è stato difficile, avrei voluto qualcuno che mi confortasse, ma a quel punto non mi sono data per vinta e ho cercato di costruirmi un nuovo percorso. Così facendo in una settimana ho conosciuto persone meravigliose che mi hanno stimolata ad aprirmi, a vivermi a pieno i momenti coinvolgendomi nel fare nuove esperienze, tra cui le comunioni ai malati.

Mi sono resa conto delle realtà così diverse tra loro: di chi ha tutto e di chi ha quasi nulla, di chi alla fine sta bene e di chi sta lottando tra la vita e la morte. Scenari tanto diversi accumunati dalla condivisione di momenti delicati, di riflessione e di comprensione verso le situazioni che ognuna di queste persone sta affrontando.



Devo dire grazie a Samuele che nei primi giorni mi ha supportata e nei momenti di difficoltà mi è stato accanto.

Mi ha rincuorato il fatto che anche lui appena arrivato si fosse trovato nella mia stessa situazione, avere qualcuno che riesce a capire ciò che stai passando ti fa sentire meno solo ed era proprio quello di cui avevo bisogno in quel momento. Viaggiare e stare da solo ti fa riflettere e lavorare sulla tua persona, inizi ad avere una percezione molto più profonda e consapevole di ciò che ti sta succedendo. Tra le difficoltà tanto nominate c’è stata l’introduzione al Centro Educativo, il primo giorno lo definirei “traumatico”, mi ha fatto mettere in dubbio tutte le motivazioni per le quali io mi trovassi esattamente lì.

Ringrazio di aver avuto vicino sr Diana con la quale ho potuto parlare e cercare di trovare una soluzione per far si che non mi sentissi più così. 



Sono tanto grata di aver vissuto un’avventura del genere e del percorso fatto (anche verso la mia persona), perchè questo tipo di esperienza ti porta a confrontarti non solo con persone diverse da te, ma anche con una cultura che si allontana da quella di appartenenza. Il bello viene proprio in questo momento, quando si ha la possibilità di condividere momenti, avere un confronto, ridere (e anche tanto) e contribuire nel proprio piccolo.

Valentina

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