Prendersi cura di sé per prendersi cura dell’altro
- ilcantiere411
- 4 ore fa
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Uno dei modi migliori per prendersi cura degli altri è prendersi cura di se stessi.
Al Cantiere 411 ci crediamo molto e così ogni anno viviamo alcuni momenti di formazione, di riflessione e di confronto per accompagnare i volontari che ogni giorno, insieme a noi, si prendono cura dei ragazzi.

Nei momenti di formazione vissuti quest’anno, sapientemente guidati dalla dottoressa Caterina Mularoni e il dottor Matteo Losito, abbiamo riflettuto su alcuni strumenti e strategie operative per aiutare noi stessi e i ragazzi nel momento dei compiti.
Siamo stati invitati a riflettere sulle criticità più grande che personalmente viviamo nel lavoro con i ragazzi al Cantiere e sulle strategie per gestirle. Le criticità sono tante e variegate ma… ci sono pensieri positivi e azioni concrete che possono aiutarci ad affrontarle.

Eccone alcuni dei tanti condivisi durante la riflessione:
MA I RAGAZZI HANNO DENTRO DI SE’ LA SCINTILLA DELLA CURIOSITA’ E DEL DESIDERIO DI SCOPRIRE PERCIO’ DEVO SOLO TROVARE IL MODO DI ACCENDERLA
MA DEVO FOCALIZZARMI SUI PICCOLI RISULTATI RAGGIUNTI
MA…CI HO MESSO TUTTO L’IMPEGNO POSSIBILE
MA VA BENE, UN PASSO ALLA VOLTA LA GESTIRO’
MA SE CAMBIO IO, METTO IN ATTO IL MIO CAMBIAMENTO, CAMBIERANNO ANCHE LORO, CAMBIERA’ L’AMBIENTE
MA POSSO USCIRE DAGLI SCHEMI E GUARDARE LA REALTA’ CON OCCHI NUOVI E APERTI
MA VOGLIO ACCETTARE I MIEI E I SUOI LIMITI CON PAZIENZA E FIDUCIA
MA QUESTO MI STIMOLA TANTISSIMO AD ESSERE CREATIVA
MA CERCO DI METTERMI IN RELAZIONE E CERCO DI TROVARE UN PUNTO COMUNE SUL QUALE LAVORARE
MA LO ACCETTO, SORRIDO E NON VADO IN ANSIA
Abbiamo scoperto e sperimentato alcune tecniche di rilassamento molto semplici che aiutano la mente a prendere distacco dai pensieri, togliendo così il focus da situazioni che preoccupano molto e impediscono di concentrarsi su ciò che si vuole fare. Queste tecniche possono essere utili per affrontare le sfide emotive del nostro agire educativo.
Attraverso la strategia dei focus group, abbiamo riflettuto e ci siamo confrontati
su come metterci in gioco nella relazione con i ragazzi e su come prendere in carico e affrontare le difficoltà che essi vivono rispetto allo studio. Abbiamo imparato che il setting aiuta molto la concentrazione, ma è la relazione che “fa partire” il ragazzo e favorisce la motivazione e l’impegno. Perciò bisogna investire molto sulla relazione, nella consapevolezza che essa non nasce quando capiamo tutto, ma quando restiamo curiosi.
















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