Diario del Binario 5 - 19 maggio
- Binario 5
- 3 lug
- Tempo di lettura: 3 min
Martedì 19 maggio, per il Binario, poteva sembrare un giorno come tanti.
Alle 8.15 il ritrovo a Ciacarè, insieme ai ragazzi sospesi. Qualche parola prima di partire, giusto il tempo di capire che non sarebbe stata una mattinata da vivere seduti, né da guardare da lontano. Marco lo ha detto con semplicità: “Portiamo gli stivali, perché ci sarà da lavorare. E forse anche da sporcarsi un po’. Siamo nella natura”.È bastato questo per accendere la curiosità dei tre ragazzi che avrebbero condiviso con noi questa giornata di Fuoriclasse. Non servivano grandi spiegazioni. A volte basta l’idea di uscire, di andare altrove, di fare qualcosa con le mani, per aprire una possibilità.
Siamo saliti sul pulmino e siamo partiti subito. La strada era lunga, ma bellissima. Sembravamo una piccola squadra in trasferta: pochi posti, qualche zaino, gli stivali, le voci che piano piano prendevano confidenza. Fuori dal finestrino il paesaggio cambiava, e con lui sembrava cambiare anche lo sguardo dei ragazzi.
“Guarda quanto verde.”“Che bei luoghi.”“Qui ci sono già stato.”
Parole semplici, dette quasi sottovoce, ma piene di meraviglia. Innamorati, per un momento, di ciò che passava davanti ai loro occhi. Il verde, le curve, i campi, la strada che sembrava portarci sempre più lontano dal rumore della città e dal caos degli ultimi giorni di scuola.
Poi siamo arrivati a Valleripa.All’inizio sembrava davvero un luogo fuori dal mondo. Un monastero immerso nella natura, circondato da frane, sterpaglie, silenzio e vegetazione incolta. Un posto che avrebbe potuto sembrare abbandonato. E invece no. C’erano tante persone. Così tante che, per un attimo, sembrava di essere arrivati in un piccolo paese. Eppure lì non abita più nessuno.
Allora viene spontaneo chiedersi: cosa facevano tutte quelle persone in un luogo così?Erano lì per prendersene cura. Per restituire vita. Per tagliare, pulire, sistemare, liberare sentieri, togliere ciò che il tempo e l’incuria avevano lasciato crescere. Erano lì per donare bellezza a un posto che, per ciascuno di loro, custodisce un significato diverso e prezioso.
A guidare i lavori c’era Venanzio, presenza sicura e attenta, capace di indicare cosa fare senza mai togliere spazio a nessuno. E poi c’era Tip, un cane molto affettuoso, che ci ha seguiti dall’inizio alla fine e che, al momento di andare via, sembrava non volerci lasciare partire. Anche lui, a modo suo, ha regalato qualcosa ai ragazzi: la semplicità di una carezza, la gratuità di un gesto d’affetto, la bellezza di qualcuno che ti sta accanto senza chiedere nulla in cambio.
In mezzo al lavoro, alle mani sporche e alle sterpaglie da togliere, sono arrivate anche le storie. Racconti di vita, ricordi, parole consegnate con delicatezza. Alcune leggere, altre più dolorose. Ogni persona presente sembrava portare con sé un pezzo di quel luogo, come se Valleripa non fosse solo un convento, ma una memoria condivisa.E così, mentre pensavamo di essere andati lì per aiutare, ci siamo accorti che quel luogo stava aiutando anche noi.Ci ha tolto per qualche ora dal rumore della città, dalla fretta, dal peso della scuola negli ultimi giorni dell’anno. Ci ha restituito silenzio. Ci ha restituito pace. Ci ha permesso di vedere i ragazzi in un modo diverso: non dentro una sospensione, non dentro un problema, non dentro un’etichetta, ma dentro una possibilità.Lì, a Valleripa, ognuno poteva fare qualcosa. Anche solo tenere un attrezzo, spostare un ramo, ascoltare una storia, accarezzare Tip. Gesti semplici, ma veri. E forse proprio per questo importanti.
Siamo partiti pensando di andare a pulire un luogo.Siamo tornati con la sensazione che quel luogo avesse pulito qualcosa anche dentro di noi. Che ci avesse ricordato quanto bene può fare sentirsi utili, accolti, guardati con fiducia. Quanto può essere potente la bellezza quando non è perfetta, ma fragile, da custodire. Quanto può cambiare una giornata quando qualcuno ti invita semplicemente a esserci.
Martedì 19 maggio, per il Binario, non è stato un giorno come tutti gli altri.
È stato uno di quei giorni in cui ci si sporca le mani e, senza accorgersene, si torna a casa un po’ più puliti nello sguardo.









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